Squalo nelle crocchette per gatti, il nuovo scandalo messo alla luce dall’attività scientifica

Tramite tecniche di analisi genomica, i ricercatori hanno di recente scoperto frodi nelle etichette dei mangimi per gatti; molti contengono carne di squalo

Molto spesso le persone che possiedono uno o più animali domestici, sono anche molto amanti della natura in generale. Per questo è ovvio che vorrebbero preservarla quanto più possibile e non sarebbero di certo favorevoli allo sfruttamento di specie a rischio di estinzione per alimentare i loro pet. Proprio per questo nel mettere carne di squalo nei mangimi per animali, le aziende hanno commesso delle frodi; l’etichetta riporta ben altre specie, eppure gli scienziati, tramite tecniche di analisi genetica, hanno scoperto l’inganno. Gli squali sono animali molto importanti per gli ecosistemi marini ed è per questo che tutti noi dovremmo averne a cuore la salvaguardia.

crocchette con squalo come carne

Lo studio, portato avanti dai ricercatori di Yale-NUS College di Singapore, si basava su una tecnica di manipolazione genetica chiamata barcoding del DNA. Tramite questa procedura è possibile riconoscere distintamente a quale specie appartiene quel DNA ritrovato, in questo caso, nella scatoletta del cibo per gatti. L’articolo scientifico, pubblicato su  Frontiers in Marine Science ha provocato non poco scandalo, oltre che per la frode, per la gravità dell’utilizzare delle specie protette come alimento in scatola.

crocchette con squalo come carne

Lo squalo infatti è un predatore apicale, fondamentale per il corretto funzionamento degli ecosistemi marini; inoltre in quanto tale contiene nelle sue carni molti più contaminanti ambientali rispetto ad un pesce più in basso nella catena alimentare. “Le popolazioni di squali sono sovrasfruttate in tutto il mondo, con un calo documentato di oltre il 70% negli ultimi 50 anni. Questo è indicativo dell’attuale mancanza di rispetto in cui teniamo i nostri oceani“, hanno affermato Ben Wainwright e Ian French, gli autori dell’articolo. “La maggior parte dei proprietari di animali domestici sono probabilmente amanti della natura e pensiamo che la maggior parte sarebbe allarmata nello scoprire che potrebbero inconsapevolmente contribuire alla pesca eccessiva delle popolazioni di squali“, hanno aggiunto i due scienziati.

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