Acidi grassi per il gatto, l’importanza di questi nutrienti

Siete a conoscenza di quanto siano importanti gli acidi grassi per l'alimentazione di un gatto? Ecco che cosa c'è da sapere a riguardo.

gatto davanti a ciotola di cibo

Tra le sostanze nutritive più importanti per il gatto e per la sua salute sono inclusi senza dubbio anche gli acidi grassi, che vanno quindi integrati nella sua dieta in modo adeguato. Scopriamo allora tutto quello che c’è da sapere su questi nutrienti e sull’influenza che hanno sul suo organismo, nonché sugli alimenti che li contengono e che possiamo fargli assumere assumere perché ne riceva tutti i possibili benefici.

gattino davanti a lavagna

Molto spesso, quando si parla di alimentazione del gatto, si tende a concentrarsi principalmente sulla necessità del giusto apporto di proteine (che senza dubbio ricoprono un ruolo di primaria importanza nel suo sostentamento) e a trascurare altri nutrienti che devono ugualmente essere parte integrante della sua dieta affinché lui resti in buona salute. Tra questi vi sono sicuramente gli acidi grassi, la cui importanza impareremo a conoscere meglio in questo articolo.

Solitamente tendiamo a pensar male di qualunque alimento contenga grassi, e dunque non deve stupire che molte persone siano molto diffidenti quando si tratta di farne assumere al proprio amico a quattro zampe: del resto, anche lui è esposto al rischio di diventare sovrappeso o obeso e sviluppare dei disturbi legati a questa condizione. Eppure un giusto apporto di grasso è assolutamente necessario per la sopravvivenza stessa dell’animale.

Esistono svariati tipi di grassi all’interno del cibo che il micio mangia ogni giorno, e ognuno di questi tipi ha un ruolo diverso. Generalmente però si tratta di tipologie abbastanza facili da digerire per lui, che può assumerne in quantità proporzionalmente maggiori di quanto non potremmo fare noi umani. Le funzioni principali che i grassi ricoprono per l’organismo sono:

  • Conferire un gusto e una consistenza più gradevoli al cibo;
  • Fornire il giusto apporto di calorie e di energia all’animale;
  • Favorire l’assorbimento di vitamine liposolubili;
  • Contribuire alla composizione delle membrane cellulari (lipoproteine);
  • Influenzare la regolazione del metabolismo;
  • Aiutare a ridurre l’impatto dei processi infiammatori a danno dell’organismo.

mais appena raccolto

I grassi o lipidi sono composti da acidi grassi che a loro volta sono formati da specifiche combinazioni tra atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno. Possono essere classificati in svariati modi, e in particolare:

  • In base alla lunghezza della catena di carbonio che costituisce il “blocco” principale della molecola: avremo in questo caso grassi a catena corta (se presenta una lunghezza da 2 a 6 atomi di carbonio), media (lunga da 8 e 12 atomi) o lunga (tra 14 e 24 atomi).
  • In base a come vengono digeriti dall’intestino (gli acidi grassi a corta e media catena sono generalmente considerati più facili da digerire).
  • In base al tipo di legame che si forma tra gli atomi di carbonio della catena stessa: grassi saturi se i legami sono singoli e grassi insaturi se i legami sono doppi; avremo poi grassi monoinsaturi se c’è un solo doppio legame e grassi polinsaturi se ce n’è più di uno.
  • In base al punto in cui avviene il primo doppio legame nella catena di carbonio: in questo tipo di classificazione rientrano ad esempio gli acidi grassi polinsaturi omega 3, tra i quali il più importante per il gatto è l’acido alfa-linolenico o linoleico (ALA), e omega 6, tra cui l’acido linoleico (LA) e arachidonico (AA); essi vengono detti acidi grassi essenziali.

Ma per quale motivo vengono chiamati in questo modo? Perché gli animali, e in particolare i mammiferi, non sono in grado di sintetizzarli autonomamente in quantità sufficienti poiché non sono dotati di abbastanza enzimi che possano svolgere questa specifica funzione: devono quindi assumerli tramite il cibo e da lì trasformarli in altri acidi grassi, per poi sfruttarne le funzioni.

Cibi che contengono acidi grassi essenziali

Tra gli Omega 3 ricordiamo l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaeonico (DHA), che sono detti “essenziali condizionali” poiché il gatto è impossibilitato a produrli da sé solo in particolari fasi della sua vita come l’infanzia, la gravidanza e l’allattamento. Essi sono contenuti in vari tipi di pesce, in particolare salmone, sgombro e sardine. Delle integrazioni a base di olio di pesce vengono spesso aggiunte al cibo per trattare problemi cutanei come la forfora nel gatto.

Vi è poi il già citato acido acido linoleico (ALA), che invece è presente esclusivamente in alimenti di tipo vegetale e in particolare gli oli vegetali, come quelli di soia, mais e soprattutto lino.

Per quanto riguarda gli Omega 6, solitamente viene citato l’acido linoleico (LA) che si trova in molti vegetali e in particolare nel mais. Ma è l’acido arachidonico, presente principalmente nel grasso animale, ad avere molta più importanza nella dieta di un gatto.

Funzioni e benefici per la salute del gatto

gatto mangia un pesciolino

La presenza di una quantità bilanciata di acidi grassi di tipo Omega 3 nell’organismo contribuisce in modo non indifferente a ridurre l’insorgere di infiammazioni e a trattare, prevenire o rallentare la metastasi di alcuni tumori e lo sviluppo di disturbi di tipo infiammatorio come dermatite miliare, dermatite atopica, artrite reumatoide, allergie, granuloma eosinofilo, iperlipidemia, disturbi renali e cardiaci e patologie che coinvolgono le vie urinarie; contribuiscono inoltre a regolare la pressione arteriosa.

Per lungo tempo gli Omega 6 sono stati considerati dei nutrienti da evitare, poiché la loro funzione è fondamentalmente infiammatoria, quindi in apparenza opposta a quella tradizionalmente benefica degli Omega 3. Dei recenti studi hanno tuttavia confutato la validità di una tesi del genere e dimostrato che in realtà hanno una funzione complementare, non opposta, a quella degli Omega 3.

Essi (e in particolare l’acido arachidonico) risultano necessari per una corretta coagulazione del sangue e forniscono un apporto fondamentale al mantenimento della lucentezza del pelo e in generale a un buono stato di salute della pelle; si riscontrano inoltre funzioni di supporto all’apparato riproduttivo e alle funzionalità renali.

Va da sé dunque che sono entrambi questi due tipi di acidi grassi a dover essere assunti dal gatto, e in maniera equilibrata tra loro, se vogliamo garantire al nostro amico a quattro zampe uno stato di salute ottimale il più a lungo possibile. Ma attenzione anche a non esagerare con le dosi: un eccesso di questi nutrienti potrebbe portare a diarrea, disordini nella coagulazione del sangue e altri disturbi. Consigliamo di consultare il veterinario per essere sicuri di fornire al nostro micio solo quello di cui ha bisogno.