Mastocitoma del gatto: cos’è, come riconoscerlo, cure e cause

Il mastocitoma del gatto è un tipo di tumore che può colpire un felino di qualunque età e razza. Esistono però delle predisposizioni. Ecco tutti i dettagli

La salute del nostro amico a quattro zampe è prioritaria: mai vorremmo vederlo soffrire o, peggio, rischiare la vita. Ecco allora che tenere alla larga determinati ‘nemici’ attraverso la prevenzione si rivela la strada migliore. Non dimentichiamo quindi i controlli periodici dal veterinario di fiducia.

Pur non essendo troppo frequente, soprattutto rispetto a quanto accade nei gatti, la malattia oggetto della nostra analisi è comunque un disturbo molto serio che va diagnosticato e trattato in maniera tempestiva, se non si vuole mettere a rischio la salute della nostra amata palla di pelo.

Prima di tutto dobbiamo conoscere nel dettaglio la patologia con cui il nostro adorato Miao protrebbe avere a che fare. Il mastocitoma del gatto dipende dai mastociti, che sono dei particolari tipi di globuli bianchi, una parte integrante del sistema immunitario del vostro gatto. Ogni tanto, però, un mastocita può diventare una cellula tumorale, dando origine alla malattia.

Indice

Mastocitoma del gatto, cosa è

Mastocitoma del gatto, sintomi

La diagnosi del mastocitoma del gatto

Mastocitoma del gatto, cure

Quando il mastocitoma del gatto è incurabile

Mastocitoma del gatto, cosa è

gatto sofferente

Per poter affrontare al meglio qualsiasi condizione di salute, sia che si tratti di bipedi che di quadrupedi, la prima cosa è sapere con cosa si ha a che fare. Ecco allora che parlare con il proprio veterinario di fiducia, colui che può avere un quadro completo e valutare il ruolo di eventuali pregressi clinici o caratteristiche di razza, può fare la differenza.

Il nostro consiglio è quello di non tralasciare nessun tipo di sintomo e di non ricorrere al fai da te o al sentito dire. Il rischio, infatti, è di peggiorare la situazione e di tralasciare una situazione che merita di essere affrontata il prima possibile, altrimenti il nostro amico a quattro zampe corre il pericolo di lasciarci prematuramente. Il mastocitoma del gatto si declina in tre tipologie, che possono anche manifestarsi contemporaneamente:

  • Cutanei (alla pelle);
  • Splenici (alla milza);
  • Viscerali (all’intestino).

Si tratta di una neoplasia che, come abbiamo già accennato ha origine dai mastociti, una particolare tipologia di cellule che servono a difendere l’organismo dagli insulti antigenici estranei che possono colpire la pelle, l’apparato gastroenterico, quelli epatico e respiratorio. Il fatto che questo tumore possa essere maligno o benigno dipende da fattori quali la zona interessata, la razza e la presenza o meno di metastasi. Ovviamente, quando a essere colpiti sono gli organi interni la diagnosi è più difficile, ecco perché è importante conoscere il linguaggio del corpo del gatto e capire quando i suoi comportamenti sono fuori norma e possono nascondere un malessere.

Cutaneo

Circa il 20% delle masse cutanee nei gatti sono mastocitomi, e circa il 90% di essi è benigno. I mastocitomi esterni si generano di solito sulla testa e sul collo, ma anche in altre zone del corpo. Sono dei piccoli noduli, rigidi, sporgenti e privi di pelo; a volte possono provocare prurito e ulcerarsi. Alcuni gatti si provocheranno delle escoriazioni provando a grattare o mordicchiare queste piccole masse quando danno loro particolarmente fastidio.

Di solito questi mastocitomi sono benigni e alcuni possono persino regredire spontaneamente, ma non va escluso il rischio di metastasi: fate eseguire dunque un esame più accurato per valutare la situazione nel resto dell’organismo.

Splenico

Si tratta del tipo più diffuso di tumore alla milza e può colpire tutti i gatti a prescindere dalla razza, solitamente in età adulta. I sintomi consistono in splenomegalia, anoressia, perdita di peso e letargia. A differenza del mastocitoma cutaneo, quello splenico è altamente metastatico con particolare rischio per i linfonodi. Per questa ragione, anche una volta escluse metastasi da un esame completo, è consigliabile rimuovere la milza.

Viscerale

Circa la metà di tutti i mastocitomi sono viscerali e colpiscono l’intestino causando perdita di peso, diarrea e vomito. Anche questi sono molto aggressivi e non trattati possono risultare in metastasi a fegato, polmone e linfonodi.

Tutti gli amici a quattro zampe sono a rischio per questo tipo di tumori, ma sembrano più comuni negli esemplari che hanno un’età superiore ai quattro anni; un’incidenza maggiore è stata inoltre osservata nei gatti siamesi.

Mastocitoma del gatto, sintomi

gatto con tumore

Questa patologia si presenta in maniera diversa. In alcune situazioni viene riscontrato un solo nodulo (cutaneo o sottocutaneo), questo può scomparire o aumentare di dimensione. In altri casi lo specialista potrebbe rendersi conto che una parte della pelle del nostro amico a quattro zampe, più o meno estesa, presenta un eritema (gli esperti chiamano questo il segno di Darier.  

Ogni neoformazione mai vista prima o che fa venire dei dubbi, una eventuale lesione alla che si mostra tendente a crescere o a mutare forma meritano di essere analizzate dal veterinario di fiducia. Anche se notiamo dei cambiamenti nel linguaggio dei gatti contattiamo lo specialista: non sempre i segnali sono visibili all’esterno. Sarà lui a stabilire la necessità di eseguire un esame citologico o altre indagini diagnostiche come l’ecografia al gatto. In entrambi i casi siamo di fronte a esami poco invasivi e che non portano alcun effetto collaterale. Di contro, invece, contribuiscono a raggiungere una diagnosi certa.

La diagnosi del mastocitoma del gatto

gatto che non sta bene

Per diagnosticare un mastocitoma di solito si esegue una biopsia del tessuto interessato: un ago molto sottile viene inserito nella massa, da cui vengono aspirate delle cellule poi fatte analizzare al microscopio.

Per le masse cutanee di solito si evita la sedazione, che però è necessaria (insieme a un’ecografia) per quelle viscerali. Al fine di determinare la gravità del disturbo si eseguono anche specifici esami del sangue, un test del midollo osseo e radiografie o ecografie addominali.

La manipolazione delle cellule tumorali, anche solo per prelevare un campione, può causare il rilascio di sostanze come l’istamina che possono risultare nocive per l’organismo. Per questo motivo solitamente vengono somministrati degli antistaminici prima dell’intervento.

A livello citologico il mastocitoma del gatto di primo grado o ben differenziato, di norma ha un’elevata presenza cellulare, con elementi rotondi e ricchi di granuli cromatici intracitoplasmatici. In questi casi il nodulo è a crescita lenta.

Più di rado ci si trova a dover combattere una forma tumorale di terzo grado, una tipologia anaplastica o poco differenziata. In questi casi la citologia è utile ma non sufficiente per arrivare a una diagnosi. Ecco perché sono necessarie colorazioni specifiche e l’esame istologico. Si tratta di una forma più rapida, aggressiva e con maggiori formazioni nodulari, edemi perilesionali, eritemi ulcerosi e che sanguinano.

Poi va menzionata anche la forma di secondo grado, a metà fra le due appena cutate. Ha poche cellule granulose e con un nindice mitotico moderato, è mediamente aggressivo. Il metodo istologico classico – il grading di Patnaik – è stato sostituito da quello di Kiupel, che invece di tre classi ne prevede solo due (low e hight).

All’esame istologico spesso si associano anche altre valutazioni immunoistochimiche e molecolari. Fondamentale, in tutti i casi, è l’analisi mirata e consapevole dello specilista che – prendendo in considerazione tutti gli elementi – troverà la terapia più idonea per curare o tenere sotto controllo lo stato di salute del nostro amico a quattro zampe.

Mastocitoma del gatto, cure

gatto rosso che non sta bene

Il tipo di cura, come precedentemente detto, dipende dal caso clinico specifico e va individuato dal veterinario di fiducia. Fondamentale è non improvvisare, seguire il piano terapeutico e riferire ogni aspetto preoccupante allo specialista. Solo così si può aggredire in maniera mirata e puntuale il mastocitoma del gatto, sperando che non sia lui ad avere la meglio ma la nostra piccola palla di pelo.

La chirurgia

Quando è possibile metterla in atto, in presenza di un tumore, la chirurgia è la prima forma di trattamento. Questo perché permette di eliminare (si spera completamente) la massa che causa la malattia che mette in pericolo la vita di Miao. Sarà sempre lo specialista a decidere se è il caso di procedere con l’eliminazione totale o parziale. Nel secondo caso, in genere, il passo successivo prevede la radio e/o la chemioterapia.

La radioterapia

La radioterapia, come suggerisce il nome stesso, è la radiazione esterna diretta verso le cellule tumorali. Ha lo scopo di ucciderle, ma ha un effetto collaterale: purtroppo distrugge anche le cellule sane. Il trattamento in genere va dalle tre alle cinque settimane. Gli effetti indesiderati più comuni sono vomito, nausea, perdita del pelo e irritazione cutanea. Questi possono essere tenuti sotto controllo con alcuni farmaci studiati ad hoc.

Chemioterapia

La cura del mastocitoma prevede anche di ricorrere alla chemioterapia del gatto. Anche in questo caso, si tratta di medicinali utilizzati per uccidere le cellule malate dal corpo. Purtroppo, pure i farmaci chemioterapici non sanno distinguere le cellule benigne da quelle maligne, ed è proprio questo il motivo per cui ci sono tanti effetti collaterali da tenere a bada.

Quando il mastocitoma del gatto è incurabile

gatto che non si sente in forma

Inoltre, non sempre è possibile curare il mastocitoma del gatto, tuttavia si può rallentarne la progressione e migliorare la sua qualità della vita del felino. Esistono diversi tipi di farmaci chemioterapici che possono essere usati in base al tipo di cancro che ha sviluppato il nostro amico a quattro zampe. La chemioterapia è in genere usata in combinazione con l’intervento chirurgico e o la radioterapia.

Ecco allora che la prima cosa che molto probabilmente consiglierà il veterinario è l’intervento chirurgico seguito dalle sedute di radioterapia e, per ultima, la chemio. Nel caso del felino, a questo tipo di trattamento si dovrà ricorrere solo se la malattia è diffusa ad altri organi o se si ha a che fare con tumori a uno stadio elevato e particolarmente gravi.

Anche la prognosi varia da caso a caso. I quadri clinici di grado inferiore hanno tempi di sopravvivenza più lunghi e i tumori di grado superiore prevedono una aspettativa di vita più ridotta purtroppo. Ulteriori fattori comprendono la razza, la presentazione clinica, la localizzazione del cancro, lo stadio e i margini chirurgici.

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