Panleucopenia nel gatto: sintomi, cause, conseguenze e trattamenti

La Panleucopenia nel gatto è una malattia altamente contagiosa, un motivo più che valido per prevenirla e curarla. Tutto quello che c'è da sapere

La salute del nostro amico a quattro zampe è prioritaria, ecco allora che salvaguardarla diventa una precisa responsabilità per noi che abbiamo deciso di adottarlo e di farlo diventare un membro della famiglia a tutti gli effetti. La prevenzione è la via migliore, attraverso delle visite periodiche dal veterinario.

Infatti, solo lui può avere un quadro completo, valutare eventuali pregressi clinici e caratteristiche di razza che possono incidere negativamente, arrivare a una diagnosi corretta e prescrivere la terapia migliore per la risoluzione del problema.

Quella oggetto della nostra analisi è una patologia molto insidiosa e altamente contagiosa, che va evitata in tutti i modi possibili. La panleucopenia nel gatto – conosciuta anche come gastroenterite felina, parvovirosi o cimurro – può mettere seriamente in pericolo la vita della nostra piccola palla di pelo. Proteggiamola come meglio possiamo!

Indice

Panleucopeniasi nel gatto, cosa è

Come avviene il contagio della panleucopenia nel gatto

Panleucopenia nel gatto, sintomi

Panleucopenia nel gatto, cura

Prevenzione della panleucopenia nel gatto

Panleucopeniasi nel gatto, cosa è

gattino debole

Il virus della panleucopenia nel gatto (FPV), è il responsabile di una malattia infettiva altamente contagiosa che possiede un altissimo tasso di mortalità e che colpisce soprattutto i gatti giovani e non vaccinati. A essere colpite sono principalmente le cellule del tratto intestinale, del midollo osseo e della pelle. Ecco allora che gli effetti sulla salute del nostro amico a quattro zampe possono essere anche di una certa entità.

Il nome panleucopenia proveniente dal greco e significa mancanza dei globuli bianchi. Il virus della FPV, infatti, uccide le cellule del sistema immunitario del malcapitato. Per questo motivo, può essere causa di anemia ed esporre il corpo allo sviluppo di infezioni virali o batteriche dovute alla presenza anche di altre malattie che concorrono a uno stato di salute generale che potremmo definire cagionevole.

Panleucopenia nel gatto, i soggetti a rischio

Si tratta di un ‘nemico’ estremamente resistente, che può sopravvivere nell’ambiente anche per anni. I gattini tra i due e i sei mesi di vita rappresentano i soggetti maggiormente a rischio e possono sviluppo i sintomi più gravi della malattia.

Oltre ai cuccioli, anche le gatte incinte e i felini con un sistema immunitario compromesso sono da proteggere in maniera particolare. Nei gatti adulti, solitamente, i sintomi sono leggeri o possono addirittura passare inosservati. Fortunatamente, gli esemplari che riescono a sopravvivere all’infezione da FPV diventano immuni allo sviluppo recidivo della malattia.

Come avviene il contagio della panleucopenia nel gatto

gatto sul pavimento

Come già accennato, questa patologia è causata dal parvovirus e viene trasmessa ai gatti tramite contatto diretto con sangue infetto, attraverso le feci, le urine, i fluidi e le secrezioni corporee (come la saliva e le secrezioni nasali).

Per via della sua alta resistenza nell’ambiente, il virus può essere trasmesso anche per mezzo di esposizione ambientale attraverso l’uso condiviso di ciotole di acqua e cibo, oggetti contaminati come cucce, vestiti e scarpe, o tramite persone che non si sono lavate le mani appropriatamente dopo essere entrate in contatto con gatti infetti.

Se mamma gatta è infetta, i gattini possono contrarre la malattia tramite l’utero o il latte materno. Il virus si trasmette facilmente e velocemente, soprattutto in ambienti in cui vivono molti gatti. Ecco allora che i gattili, i negozi di animali, gli allevamenti, i rifugi e le colonie feline possono essere fortemente a rischio contagio.

Panleucopenia nel gatto, sintomi

gatto che soffre

La sintomatologia della malattia può variare a seconda che a essere colpiti siano i gattini o i gatti adulti. Nei cuccioli, infatti, i segnali tipici dell’avveduto contagio sono di norma più severi, mentre negli adulti sono più leggeri, e, a volte, possono anche non essere presi in considerazione (o scambiati per sintomi legati ad altri tipi di malessere). Ecco in presenza di cosa è bene contattare lo specialista:

  • Episodi persistenti di vomito;
  • Diarrea sanguinolenta (a tal proposito, ecco cosa fare se trovi sangue nelle feci del gatto);
  • Disidratazione e conseguente perdita di elasticità della pelle (come riconoscere un gatto disidratato);
  • Perdita repentina di peso;
  • Febbre alta
  • Anemia;
  • Scarse condizioni del pelo;
  • Depressione o apatia;
  • Grave inappetenza;
  • Tendenza a nascondersi;
  • Sintomi neurologici come mancanza di coordinazione e convulsioni nel gatto.

Ovviamente è chiaro come siano tutti sintomi che, se trascurati, possono portare a conseguenze di una certa entità e anche alla morte del nostro amico a quattro zampe. Inoltre, spesso i gatti affetti da questa malattia possono essere soggetti ad altre infezioni per via del loro sistema immunitario indebolito, e sviluppare sintomi come secrezioni purulente da occhi e naso. Ecco allora che tenerli a riparo da altri rischi fa parte di una terapia mirata ed efficace.

Quando il gatto si nasconde per morire

Il principio di sicurezza si allarga a ogni sfera della vita di Miao, anche alle condizioni di malessere più o meno grave. Uno stato di tranquillità il nostro amico a quattro zampe lo ricerca anche quando sente che la sua ora è arrivata. Senza allarmarsi e pensare subito al peggio, teniamo comunque a mente che il felino che non si sente al massimo della propria forma fisica potrebbe adottare questa scelta.

La prima cosa da fare, se dubitiamo che qualcosa non vada, è controllare se Miao mangia e beve regolarmente. Tra i sintomi di patologie anche gravi, infatti, c’è l’inappetenza. Lo stesso facciamolo monitorando la lettiera e scoprendo se minzione e defecazione sono anch’esse regolari. Altri segnali indicativi coinvolgono gli occhi, il naso e il controllo del fisico in generale.

Se non abbiamo la certezza della causa del gesto messo in atto dal felino, e se non notiamo una reazione del genere in un determinato contesto compatibile ma non preoccupante, sentiamo il veterinario di fiducia per capire se qualcosa non va. La migliore delle cure, inoltre, è la prevenzione: quindi evitiamo di saltare i controlli di routine, i richiami dei vaccini e l’applicazione dell’antiparassitario.

Dato che non possiamo sapere di cosa si tratti, se di una condizione seria o meno, lasciamo che lo specialista escluda eventuali problemi di salute. Fatto questo, determinare il cambio repentino nell’atteggiamento è importante per escludere disagi di natura psicologica. Va comunque specificato che un gatto per natura poco incline alla socializzazione è normale che cerchi la solitudine.

Panleucopenia nel gatto, cura

gatto dal veterinario

La panleucopenia nel gatto necessita di cure immediate. Inoltre, non è raro che lo specialista consigli di procedere con il ricovero presso una struttura dove il monitoraggio possa essere continuo e gli strumenti a disposizione all’avanguardia.

L’obiettivo principale del trattamento è il ripristino dei livelli di fluidi corporei e dell’equilibrio elettrolitico. Il trattamento specifico dipende dalla gravità della malattia, ma è probabile che includa una degenza in clinica veterinaria per diversi giorni in una stanza di isolamento, così da impedire il contagio di altri animali.

Una volta che il gatto sarà tornato a casa, bisognerà isolarlo da eventuali altri gatti che convivono con lui, finché non sarà completamente guarito. Questo processo potrebbe richiedere fino a sei settimane di tempo. La Panleucopenia può avere effetti particolarmente pesanti sulla salute fisica e mentale della nostra piccola palla di pelo. Per questo motivo, durante il periodo di convalescenza, ha bisogno di grande affetto e conforto. Sentire l’amore e le cure di colui che considera il suo papà umano è importante tanto quanto le medicine prescritte dallo specialista.

Prevenzione della panleucopenia nel gatto

gatti randagi

Il virus può depositarsi su una grande quantità di superfici, per cui è importante la massima igiene per prevenirne la trasmissione. Tuttavia, per via della sua resistenza, tracce del virus possono rimanere anche negli ambienti più puliti fino a un anno di tempo, esso è infatti resistente ai comuni disinfettanti.

Tenete presente che i gatti che hanno già sviluppato il virus diventano immuni alla comparsa di recidiva dello stesso, ma gli oggetti contaminati possono trasmettere il virus ad altri esemplari ancora soggetti a rischio. È quindi necessario seguire i consigli del veterinario per quanto riguarda la disinfezione domestica, la somministrazione di farmaci e lo stato di isolamento del gatto infetto.

La vaccinazione contro la Panleucopenia felina è importante per tutti i gatti. Infatti è compresa all’interno del vaccino trivalente altamente consigliato per tutti i gatti. Questo mix, inoltre, comprende quello contro la rinotracheite felina e la calicivirosi nel gatto. A tal proposito, ecco quando fare le vaccinazioni dei gattini.

Nei gattini viene normalmente somministrato a partire dalle otto settimane di vita e viene seguito da due richiami alla dodicesima e alla sedicesima settimana. I richiami successivi sono consigliati ogni anno, massimo tre (a seconda dell’ambiente in cui vive il gatto). Per qualsiasi dubbio o incertezza, rivolgiamoci al veterinario di fiducia.

LEGGI ANCHE: 5 vaccinazioni del gatto che tutti dovrebbero conoscere

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