Gattino piange se resta solo: che cosa si può fare per calmarlo?

Gattino piange se resta solo: ecco cosa fare per riuscire a calmarlo e rasserenarlo, individuando le cause che hanno scatenato il malessere

gattino piange se resta solo

Vivete con tenero e adorabile felino di giovane età, ma ogni uscita casalinga è per lui un momento di grande sconforto e sofferenza.

Tanto che il gattino piange se resta solo, lamentandosi a lungo per ore. Ecco come porre rimedio alla situazione e riportare il sereno nella sua vita.

Scopriamo perché il gattino piange se resta solo

Il vostro adorabile gattino piange se resta solo e non sapete le motivazioni, una condizione spesso causata da diversi fattori che possono incidere sul suo benessere.

Molto spesso il piccolo si mette a miagolare e a piangere perché ha trascorso troppe ore da solo, l’assenza del proprietario pesa sulla sua serenità.

Si sente isolato oppure è stato adottato da poco tempo e le nuove dinamiche abitative sono troppo destabilizzanti tanto da confonderlo.

La tenera età non aiuta e il piccolo si sente smarrito, senza più punti di riferimento in particolare se strappato troppo presto alle cure materne.

L’allontanamento precoce dai fratelli e dalla madre può aver impattato negativamente sulla sue indole personale rendendolo più fragile.

Agevolando una maggiore insicurezza e anche una fisicità più delicata, il piccolo magari non è stato svezzato completamente e non ha sviluppato tutti gli anticorpi.

Una condizione comune anche ai piccoli trovatelli salvati dalla strada ma ancora troppo emotivamente e fisicamente incompleti.

Piangere rimarca la fragilità del cucciolo, ma potrebbe anche sottolineare la presenza di altre problematiche come il freddo, il sonno o la fame eccessiva.

Un gattino che piange si sente solo, oppure deve rilasciare i suoi bisogni fisiologici e non è ancora pratico di lettiere e traversine.

Potrebbe lamentarsi perché bisognoso di cure e attenzione, si sente trascurato e per questo miagola alla ricerca di coccole e amore.

Perché desidera passere del tempo con il proprietario affrontando lunghe sessioni di gioco casalingo, con tanto di lancio di palline e cordini di stoffa penzolanti.

Infine lamentarsi potrebbe evidenziare la presenza di una problematica fisica che il gatto non riesce a risolvere personalmente.

Dalla più banale influenza passando per problemi intestinali fino a vere e proprie problematiche fisiche, malattie e patologie che gli provocano dolore.

Tenendo conto che non tutti gli esemplari esternano il loro dolore attraverso pianti e miagoli, rendendo più complessa l’individuazione del problema.

Ansia da separazione, ecco cosa succede

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Nonostante tutti conoscano il gatto come un animale indipendente e spesso restio alle smancerie, in realtà è un amico che non disdegna cure e attenzioni.

Specialmente quando è molto piccolo e identifica nel proprietario il suo capobranco, il suo punto di riferimento e inevitabilmente la sua famiglia.

Per questo le uscite lavorative dello stesso potrebbero spingere il cucciolo a cadere vittima di uno stato di abbattimento, soffrendo della sindrome dell’abbandono.

Una condizione che favorisce ansia e stress, per questo il gattino piange se resta solo e si sente letteralmente abbandonato al suo destino.

Il piccolo mette in campo una serie di reazioni nervose, appare agitato, vittima di una condizione di malessere fisico ed emotivo.

Che esterna attraverso le lacrime e i lamenti, piagnucolando oppure attuando una sequenza di comportamenti distruttivi come mordere i presenti, o distruggere oggetti e supporti.

Fino a estremizzare alcuni rituali assumendo un atteggiamento ossessivo, ad esempio leccandosi il pelo con troppa foga tanto da strapparlo creando buchi ed irritazioni.

Oppure rilasciando feci e urina fuori dalla lettiera, non un vero dispetto ma una richiesta di attenzione da parte dell’amico del cuore.

Nonostante la sindrome e l’ansia da separazione investano prevalentemente i cani, meno indipendenti e autonomi, la condizione può colpire anche i felini di casa.

Che a fronte delle loro elevate capacità intellettive potrebbero patire fortemente la condizione di disagio, fino ad abbattersi e a sviluppare comportamenti anomali.

Per questo motivo è importante trovare una risoluzione e accorrere in aiuto del gattino di casa, mettendo subito in atto la strategia più utile per il suo benessere.

Ristabilendo una quotidianità e una ritualità sana che possano spezzare la condizione di disagio vissuta dal tenero micino di casa.

Eventualmente interpellando gli esperti di settore come il veterinario o un comportamentalista che potranno suggerire la soluzione migliore.

Come aiutare e confortare un gattino che piange

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Se il gattino piange se resta solo è necessario porvi rimedio intervenendo tempestivamente, impedendo che cada vittima si ansie e tensioni emotive.

Specialmente se il pianto risulta eccessivo e il piccolo non sembra volerne diminuire l’intensità e la durata, un comportamento sicuramente anomalo.

Per interrompere la sua sofferenza si può offrire del supporto emotivo, come? Semplice, prendendolo tra le braccia e coccolandolo a lungo per calmarlo.

Accarezzandolo con delicatezza, in particolare la zona della testa, del collo e la parte del mento, piccolo tocchi leggeri utili a pacare la sua ansia.

Interagendo e comunicando con parole dal tono pacato, naturale e serafiche, magari passando dalle carezze al gioco per distrarlo e riportare in alto l’umore.

Il piccolo dovrà poter contare sulla presenza di una serie di elementi utili a migliorare la situazione, magari proprio cioè che stava reclamando.

Ad esempio una cuccia comoda o la possibilità di adagiarsi sul divano accanto al proprietario, oppure un tiragraffi e una pallina da rincorrere.

Del cibo e dell’acqua sempre freschi, una ripulita della sua zona WC ovvero la lettiera magari piena di deiezioni e quindi fonte di lamento.

Evitando punizioni o inutili rimproveri, oppure introducendolo a un nuovo amico di casa magari un altro gattino o cagnolino che gli faccia compagnia durante la giornata.

Dedicandogli del tempo di qualità utile a spezzare la terribile sensazione di abbandono provata durante le ore trascorse in solitudine.

E se il pianto non dovesse interrompersi, nonostante le proposte e le soluzioni avanzate, è bene chiedere supporto al veterinario di fiducia.

Che potrà visitarlo accuratamente così da escludere problematiche o patologie fisiche o, al contrario, individuando l’origine e il motivo della sua sofferenza.

Così da fornire al cucciolo la cura più adatta per la sua salute, migliorando il benessere personale e anche il suo umore.

Anche il rituale delle cure rientra nell’importante interazione tra gattino e proprietario, una serie di attenzioni utili a farlo sentire ancora più amato.