“I gatti hanno sette vite”: perché lo diciamo?

Scommettiamo che anche a voi, prima o poi, sarà venuta la curiosità di sapere perché diciamo che i gatti hanno sette vite. Ecco la risposta.

gatto su sfondo nero

Quante volte avete sentito dire che i gatti hanno sette vite? Esistono diverse teorie per spiegare questo detto popolare, e la maggior parte di esse fanno affidamento su leggende esoteriche e millenarie mentre altre, più scientifiche, ne rifiutano la premessa ma evidenziano la particolarità incredibile di questo animale. Se volete sapere perché diciamo che il gatto ha sette vite, proseguite nella lettura: vi sveleremo tutto.

gatto con lingua di fuori

Credenze ancestrali

È probabile che la credenza che i gatti abbiano sette vite risalga alla civiltà egizia. Sappiamo già che che i gatti erano venerati dagli Egizi, ed è appunto in Egitto che nacque la prima teoria collegata al concetto orientale della reincarnazione: si tratta di una credenza spirituale secondo cui, dopo la morte, l’anima si sposta verso un altro organismo, cosa che accade a più riprese. In sostanza, è solo il corpo a estinguersi con la morte.

Gli antichi Egizi erano convinti che il gatto condividesse questa capacità con l’uomo, e che al termine della sua sesta vita, nel corso della settima si sarebbe reincarnato in un essere umano.

Gatti e magia

Presso alcune civiltà si crede che i gatti siano delle creature magiche spiritualmente superiori e si utilizza l’espressione “i gatti hanno sette vite” in senso figurato, per affermare che possiedono sette diversi livelli di coscienza, capacità di cui l’uomo è sprovvisto.

Un’altra ipotesi è connessa al numero 7 in quanto tale. Alcune culture attribuiscono un significato proprio e particolare ai numeri, e il sette è considerato il numero fortunato o addirittura quello perfetto: è legato al ciclo lunare (articolato in 4 fasi da 7 giorni), al concetto di eternità (secondo Platone), alla completezza (per i buddhisti) e all’unione tra umano (3) e divino (4), per non parlare dell’enorme importanza data a questo numero dal Cristianesimo.

È facile allora dedurre come, se si attribuisce una natura sacrale al gatto, il numero migliore da associargli sia proprio il 7.

gatto vicino a cimitero

Cosa ne pensa la scienza

In realtà noi sappiamo bene che si tratta semplicemente di un detto popolare, ma osservando i gatti a volte si può avere l’impressione che abbiano dei “superpoteri”. Questi straordinari felini possiedono la capacità quasi sovrannaturale di sopravvivere a cadute e situazioni estreme che per altri animali (uomo compreso) sarebbero fatali; sono inoltre dotati di una forza, di una agilità e di una resistenza eccezionali.

È risaputo e provato scientificamente come i gatti siano in grado quasi sempre di cadere sulle proprie zampe. Questa capacità è dovuta a una particolare proprietà del loro organismo detta “riflesso verticale” che permette loro di rigirarsi rapidamente in aria dopo un salto o una caduta, per prepararsi al meglio all’impatto col suolo.

Un altro studio, condotto da dei veterinari newyorkesi nel 1987, dimostra che il 90% dei gatti caduti da altezze importanti, fino a 30 piani, sono sopravvissuti. I gatti, nel momento in cui cadono, irrigidiscono completamente il corpo per ammortizzare lo shock della caduta. Questo ovviamente non dà loro sette vite, ma sicuramente aiuta ad allungare quella che hanno!

gatto che salta

Sette vite o nove vite?

Ma non è finita: se in molte parti del mondo si è soliti dire che i gatti hanno sette vite, nei Paesi anglosassoni essi ne hanno addirittura nove! Il detto è talmente diffuso e antico che persino Shakespeare ne parla nel suo Romeo e Giulietta (“Good King of Cats, I want to take one of your nine lives”). Ma perché proprio nove?

Per spiegare il ricorso a questo numero bisogna far ritorno all’antico Egitto: alcuni pensano infatti che questo collegamento sia da attribuire al dio Ra, che era solito assumere le sembianze di un gatto per far visita ai mortali, e che diede origine a 8 altre divinità, rappresentando quindi 9 vite in una.