Gatti e divinità: in quali culture viene o veniva venerato Micio?

Sono tanti i culti di divinità legate ai gatti, alcuni dalle origini antichissime e provenienti da ogni parte del mondo. Scopriamoli insieme

gatti nell'antico egitto

Creature affascinanti dalle movenze sinuose con sguardi penetranti che sembrano appartenere a un altro mondo. Non sorprende che in passato vi fosse uno speciale legame tra gatti e divinità e che molti popoli li ponessero al centro di veri e propri culti.

I gatti da sempre stuzzicano l’immaginario collettivo con il loro fare fiero e indipendente che cela spesso un alone di mistero.

Sono animali piccoli ma dal grandissimo potere attrattivo che oggi sono semplicemente considerati compagni domestici ma in passato sono stati venerati per intere generazioni.

Le testimonianze più celebri sono quelle provenienti dall’Antico Egitto in cui i gatti erano considerati delle divinità a tutti gli effetti, ma anche in altre culture troviamo esseri celesti a cui venivano attribuite le sembianze dei nostri amati piccoli felini.

Gatti e divinità nell’Antico Egitto

gatto dipinto in una piramide egizia

Se pensiamo ai gatti venerati come divinità sicuramente il primo luogo che ci viene in mente è l’Antico Egitto che conserva le più antiche tracce di culti molto particolari e affascinanti.

Gli Egizi sono stati completamente rapiti dal meraviglioso mondo dei piccoli felini per via del loro aspetto e di alcune peculiarità che li rendono ancora oggi degli animali unici al mondo.

Basti pensare ai loro occhi così belli e splendenti, dotati di un fascino fuori dal tempo e dallo spazio. Oggi sappiamo che il particolare riflesso che possiedono è determinato dal tapetum lucidum, lo stesso che gli consente di avere un’ottima visione notturna, ma immaginate in passato quale alone di magia potesse trasmettere a chiunque li guardasse.

Ed ecco, infatti, che nell’Antico Egitto il popolo credeva che lo sguardo dei gatti fosse la manifestazione di una divinità in particolare: Ra, dio del sole, la cui luce restava intrappolata proprio negli occhi dei piccoli felini.

Anche alcune particolari caratteristiche del mantello erano considerate manifestazioni del divino, come ad esempio la “m” presente sulla fronte di alcuni gatti.

Gli antichi Egizi credevano che fosse il simbolo sacro dello Scarabeo, altro animale d loro venerato e ricco di significati, tra cui quello di vita e rinascita.

Alla luce di ciò i gatti non solo erano venerati come custodi del sole e dello Scarabeo ma godevano di protezione assoluta ed era assolutamente vietato fargli del male, figuriamoci ucciderli!

Il culto della dea Bastet nell’Antico Egitto

statua che raffigura un gatto

Nell’Antico Egitto i gatti erano trattati a tutti gli effetti come divinità anche per via di un altro splendido culto: quello della dea Bastet.

Bastet era una dea molto amata dal popolo egizio, rappresentata con il corpo di donna e la testa di un gatto. Parliamo probabilmente di uno dei culti più antichi e longevi di tutto l’Antico Regno.

La dea non aveva soltanto l’aspetto di un gatto ma era a tutti gli effetti la protettrice dei piccoli felini. Inoltre rappresentava l’incarnazione della femminilità e le venivano attribuiti grandi poteri magici.

Bastet era la dea dell’amore e anche della fertilità, tanto che gli antichi Egizi le dedicavano preghiere e rituali per le coppie che desideravano o si preparavano ad avere figli.

Gatti e poteri propiziatori in Europa

occhi verdi gatto

Contemporaneamente al culto di Bastet di Egitto spostandoci più a nord troviamo una particolarissima curiosità in fatto di gatti e divinità.

Prima dell’avvento del Cristianesimo, quando purtroppo i gatti iniziarono a subire ingiuste condanne perché considerati “esseri maligni”, in alcune regioni dell’Europa al contrario erano considerati animali propiziatori.

In particolare era usanza parecchio diffusa far passeggiare un gatto ornato di fiocchi colorati lungo i campi per chiedere alla Madre Terra di donare al popolo un buon raccolto l’anno successivo.

Purtroppo, come abbiamo anticipato, questo tipo di pratiche ebbero vita breve in Europa a causa della diffusione del Cristianesimo.

Nel Medioevo si diffuse la caccia alle streghe e l’Inquisizione del tempo non solo condannava al rogo delle donne ingiustamente accusate di praticare magia nera ma anche i gatti!

I gatti erano considerati creature maligne e addirittura legate al demonio ed ecco perché la Chiesa chiedeva alla popolazione di eliminarli.

Il culto dei gatti nell’Europa del Nord

gatto tigrato con gli occhi verdi

Non solo gli antichi Egizi pensavano che i gatti fossero delle divinità e infatti troviamo dei culti particolari anche nell’Europa del Nord.

I vichinghi nutrivano un rispetto molto particolare per i piccoli felini, dapprima per una questione di “utilità”. I gatti che vivevano nei porti e sulle navi si sbarazzavano di tutti i topi!

Ma quel che sorprende è il risultato di alcune ricerche e scavi archeologici che dimostrano come questo popolo avesse a cuore questi animali.

È stato rinvenuto, infatti, lo scheletro di un gatto all’interno di una tomba risalente al Decimo secolo circa, probabilmente il compagno domestico di un personaggio importante.

I vichinghi riservavano tanti onori ai piccoli felini e li consideravano animali davvero speciali, tanto da regalarli alle spose come parte del corredo nuziale.

Il culto nordico della dea Freya

I vichinghi consideravano i gatti come esseri divini in particolar per il culto della bella Freya, una tra e più importanti divinità della mitologia norrena.

Freya era la sorella di Freyr, dio della bellezza e della fecondità, e la figlia del dio del mare Njörd.

Questa divinità nordica non era solo una splendida creatura di una bellezza fuori dal mondo, ma era anche la dea dell’amore e del sesso, della guerra e della morte ma allo stesso tempo della fertilità e della ricchezza.

Possiamo dire che Freya era tutto, una totalità che potrebbe avere un corrispettivo nella Madre Terra di altre culture.

Secondo la mitologia norrena la dea Freya viaggiava su un carro trainato proprio da due splendidi gatti.

Gatti e divinità in altre antiche culture

gatto bianco con gli occhi verdi

I culti dell’Antico Egitto e la mitologia norrena sono sicuramente i più conosciuti dalla maggior parte delle persone, ma di gatti associati alle divinità se ne trovano anche in altre culture antiche.

Una di queste è quella del popolo Mochica, che viveva nel Centro America ancor prima che fiorisse la civiltà Inca.

I Mochica veneravano tante divinità ma in particolare ce n’era una legata ai gatti, il dio guerriero Ai-Apaec.

Questi aveva le sembianze di un anziano uomo con il volto pieno di rughe, lunghe zanne animalesche e dei baffi quasi identici a quelli dei gatti!

Secondo una leggenda Mochica, inoltre, il dio Ai-Apaec poteva mutare forma a suo piacimento ed era solito trasformarsi in un enorme gatto maschio.

Spostandoci in Cina, invece, troviamo il dio Li Shou che il popolo venerava come protettore del raccolto.

Questa particolare divinità aveva l’aspetto di un gatto proprio perché i piccoli felini proteggevano i raccolti dai topi che infestavano i campi.

In Polonia tra le tante figure divine troviamo l’Ovinnik, una sorta di spiritello della casa davvero molto particolare.

Il popolo polacco si tramanda ancora oggi la storia di questa creatura dalla “doppia faccia” che da una parte si mostra generosa con chi offre doni, proteggendone i raccolti nei campi, ma dall’altra sa essere crudele e spietata con chi nega le offerte mancandole di rispetto.

L’ultima divinità che ha a che fare con i gatti è Ceridwen, una splendida dea di origine celtica che secondo la leggenda sarebbe la madre del bardo Taliesin, conosciuto come Merlino.

Ceridwen era considerata la dea della saggezza e i gatti bianchi erano i suoi aiutanti prediletti, che inviava sulla Terra affinché gli uomini rispettassero il suo volere.