Come faccio a insegnare al gattino il suo nome?

Insegnare il nome al vostro gattino non è impossibile, tutt'altro! Ecco cosa bisogna fare e sapere per riuscirci al meglio.

Al contrario di quanto succede con i cuccioli di cane, molti gattini non conoscono il nome che viene dato loro. Questo non accade perché essi non siano abbastanza intelligenti da sviluppare questa abilità, ma perché i loro umani non insegnano loro a riconoscerlo e a rispondere di conseguenza: è una tappa dell’addestramento che spesso viene del tutto saltata.

Eppure è possibile e anzi consigliabile farlo, così da dare al piccolo Miao la possibilità di reagire e farsi vedere o sentire quando viene chiamato. Essa ci tornerà utile nella vita di tutti i giorni, magari per distinguerlo dai suoi fratellini; ma in particolar modo nel caso in cui il micio si smarrisca anche solo all’interno della nostra casa. Se avete intenzione di insegnare il nome al gattino, vi spiegheremo qui tutto quello che dovete sapere per farlo nel modo giusto.

I gatti capiscono quello che diciamo?

cucciolo di gatto a pelo lungo

Come accennato poc’anzi, i gatti sono animali straordinariamente intelligenti; dunque non deve stupire che siano in grado di imparare a riconoscere il proprio nome quando viene pronunciato. E proprio come accade per tante altre forme di addestramento, si tratta di un percorso che andrebbe intrapreso al più presto: più il gatto è giovane, più velocemente imparerà la sua lezione, e questo rende il cucciolo il candidato perfetto; si stima che l’età ideale per cominciare sia di 6 mesi. Questo non significa necessariamente che sia impossibile addestrarlo in età più matura, ma di certo gli serviranno più tempo e più esercitazioni.

Numerosi esperti di comportamento felino si sono avvicendati nello studio della mente di questi animali; e finito col dedurre che i gatti sono in grado di memorizzare circa un centinaio di parole nella nostra lingua di riferimento. Attenzione però: non bisogna prendere alla lettera una conclusione di questo tipo. Il bagaglio lessicale che possiamo fornire a un gattino è senza dubbio vasto, ma ricordate che l’uomo parla – e ragiona – in modo diverso rispetto agli animali. Non possiamo quindi pretendere che la comunicazione tra noi e loro sia perfetta ed esente da ogni equivoco: possiamo solo cercare di prevenirli e puntare alla massima immediatezza possibile.

Per far sì che l’obiettivo sia raggiunto, dunque, sarà necessario guidare il gattino con degli ulteriori elementi di supporto. Innanzitutto vi è la ripetizione, poiché più uno stesso pattern viene ripetuto e più gli risulterà familiare; altrettanto familiare sarà la reazione connessa a quel pattern, secondo le nostre specifiche istruzioni. Dobbiamo poi stare attenti a modulare il nostro tono di voce, in modo che Micio riesca a riconoscerne le differenze. Aiutarsi con il linguaggio del corpo, infine, gli permetterà di comprendere meglio il messaggio associato a ogni parola.

Scegliere il nome giusto

cucciolata di gattini arancioni

Ma andiamo con ordine: il primissimo passo da compiere, com’è facile intuire, consiste nella scelta del nome. I più fantasiosi non avranno nessun problema a passare a quello successivo; altre persone, però, potrebbero ritrovarsi a corto di idee. Se non avete idea di come scegliere quello più adatto al vostro gattino, esistono centinaia di pagine web ricche di suggerimenti a riguardo. Tuttavia è difficile che al loro interno troviate dei suggerimenti specifici per lo scopo che vi state prefiggendo; vi daremo allora noi qualche accorgimento per restringere il campo almeno un po’.

Per facilitare il più possibile l’apprendimento del gattino, il suo nome dovrebbe essere breve e dalla pronuncia semplice: in questo modo sarà più facile da memorizzare per voi e soprattutto per lui. Suggeriamo di puntare alla brevità non perché Micio non sia capace di imparare parole lunghe, ma perché avrete meno difficoltà voi a standardizzare la pronuncia di una parola più corta e dirla sempre allo stesso modo. In caso contrario, il messaggio che gli state dando potrebbe arrivargli in modo più confuso.

Evitate accuratamente nomi simili a quelli di altri animali domestici o membri della famiglia; state alla larga anche da nomi che rimandano a parole usate spesso in casa, o comandi che potreste voler usare nel corso dell’addestramento. Lo scopo è sempre quello di non confondere il gattino, ma associarlo a una parola perfettamente riconoscibile. Una volta scelto il nome che vi convince di più, dovrà restare lo stesso per il resto della sua vita: non cambiatelo, non abbreviatelo e non incoraggiate chi vorrebbe passare a un altro in corso d’opera. Tutti dovranno usare lo stesso nome, solo così il gattino potrà interiorizzarlo davvero.

Il metodo più efficace

gattino arancione sul tavolo

Se il vostro gattino è già socializzato e avete già iniziato con lui qualche forma di addestramento, tutto quello che ha imparato in passato si rivelerà utile anche in questo contesto. In ogni caso sappiate che la strategia vincente – in questo campo e in altri – sarà quella di fargli associare degli eventi positivi al momento in cui il suo nome viene pronunciato. Il gattino sarà più motivato ad agire o reagire secondo le vostre istruzioni se ciò lo porta a qualcosa che gli piace o gli conviene; in caso contrario perderà interesse quasi subito.

E quale momento è universalmente positivo per un gatto, più del momento del pasto? È molto probabile che il piccolo Micio sappia già avvicinarsi quando viene chiamato da voi; solo che, invece del suo nome, la sua attenzione è attirata dal rumore dei croccantini che versate nella sua ciotola o dell’incarto dei suoi snack preferiti. Sfruttate il suo interesse per il cibo a vostro vantaggio, e utilizzatelo come ricompensa per ogni piccolo passo avanti che compie.

Così facendo, scoprirete ben presto che il vostro gattino è più sveglio e reattivo di quanto immaginavate. Cercate solo di non esagerare: dategli un po’ di respiro e di tempo per assimilare quanto imparato. Siate docili e pazienti, incoraggiandolo ed evitando accuratamente di rimproverarlo se vi sembra disinteressato: rischierete di fargli associare questo momento di apprendimento a delle esperienze negative, vanificando gli sforzi fatti! Magari siete stati voi a non aver saputo scegliere il momento più opportuno per farlo esercitare: non siate troppo ripetitivi in questo senso e non togliete spazio al gioco o al riposo, che sono altrettanto importanti (se non di più) per la sua crescita.

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