Mamma gatta e cuccioli, convivenza: per quanto tempo possono stare insieme?

Ogni fase ha i propri tempi, lo stesso vale per mamma gatta e i cuccioli: la convivenza ha delle tempistiche ben precise da rispettare

Se la propria gatta e incinta e in procinto di partorire dobbiamo entrare nell’ottica che il nostro supporto sarà prezioso. Ciò non significa che dobbiamo sostituirci al genitore, anzi dobbiamo evitare di commettere errori e di interferire quando non è strettamente necessario.

Sapere quando svezzare i gattini, e per quanto tempo invece hanno bisogno dell’amore di chi li ha messi al mondo, è fondamentale. Calcoli errati possono creare, infatti, non pochi problemi in termini di socializzazione poi difficili da superare in fase adulta.

Per gestire al meglio un piccolo di gatto dobbiamo prepararci e non lasciare nulla al caso. La prima domanda da porsi è: mamma gatta e i suoi cuccioli quanto devono restare insieme, quanto tempo è bene che duri la convivenza? Se si è alla prima esperienza, il parere del veterinario è molto prezioso e l’unico davvero attendibile.

Indice

Mamma gatta e cuccioli insieme nella stessa casa
Mamma e cuccioli vivono insieme, quando separarli
Cosa evitare con mamma gatta e cuccioli
Mamma gatta e cuccioli vivono insieme, la separazione
Molti ci hanno chiesto

Mamma gatta e cuccioli insieme nella stessa casa

mamma gatta e cuccioli convivenza e allattamento

I primi mesi di vita di un felino, ma vale anche per i cani, sono cruciali per una crescita sana. Il ruolo di mamma gatta nella vita dei cuccioli è primario e deve essere la figura più importante nella convivenza. È lei infatti che insegna loro i fondamentali per interagire con il mondo circostante.

Arriva un momento in cui i due è bene che si separino per assecondare il naturale corso della vita, ma è importante non accelerare i tempi. Tra gli errori più frequenti, e con le ricadute più importanti in termini di socializzazione, c’è lo svezzamento precoce. Togliere il gattino alla madre prima del tempo ne segna il carattere e ne condiziona i comportamenti futuri.

Mamma e cuccioli vivono insieme, quando separarli

mamma gatta e cuccioli quando finisce convivenza

Quando svezzare i gattini e interrompere il legame con chi li ha generati? È questa la domanda più importante se la gatta ha partorito di recente e non si hanno esperienze pregresse. Si tratta di un processo graduale che si divide in più fasi.

La prima comincia alla nascita e si conclude alla quarta settimana circa. Non è ancora arrivato il momento di togliere il cucciolo alla madre che, invece, appare parecchio attenta e protettiva. Per un gattino, il nutrimento materno è fondamentale, così come le cure che servono anche a stimolare i bisogni fisiologici.

La gatta infatti lecca i propri figli per spingerli a fare la pipì e la popò. Tutto si complica nel caso di mici orfani o abbandonati, che dovranno subire inevitabilmente uno svezzamento precoce ed essere supportati dalle balie umane.

La seconda fase è quella dello svezzamento vero e proprio, mamma gatta è sempre meno ‘chioccia’ e cerca di spingere i propri piccoli ad acquisire sicurezza. I gattini, infatti, ormai riescono a vedere e a camminare. In teoria, sarebbero pronti a imparare come ci si procura il cibo. Per fortuna, però, hanno chi pensa a loro e speriamo possano trovare in tempi celeri una mamma o un papà umani disposti ad adottarli.

La fase più delicata è quella in cui si deve diventare adulti. Miao lo farà con l’aiuto della mamma che lo metterà in guardia dai pericoli della vita, gli insegnerà a cacciare e a dosare la forza. In tal senso, potrebbe tornare utile saperne di più su come impedire a un gatto a mordere e graffiare.

Cosa evitare con mamma gatta e cuccioli

mamma gatta e cuccioli convivenza e svezzamento precoce

Mamma gatta e cuccioli devono stare insieme per un determinato lasso di tempo, la convivenza non va interrotta prima. In genere l’allontanamento coincide con il compimento dei due mesi di età. Farlo prima significa creare un vuoto difficile da colmare e che lascerà il segno.

Fra le quattro e le otto settimane di vita, invece, il cucciolo è più forte e sano. Tutto cambia, ma è ancora presto e nessuno può sostituirsi appieno a chi lo ha messo al mondo. La mamma è sempre la mamma. La sua mancanza avrà delle ripercussioni irreversibili.

Separare i gattini da mamma gatta precocemente li farà diventare paurosi nei confronti dell’essere umano per esempio, poco inclini alle carezze e alle coccole, iperattivi e, nei casi più gravi, potrebbero soffrire di ansia da abbandono. Morsi, graffi e tappezzerie massacrate rappresentano le conseguenze più evidenti. A tal proposito, ecco perché il gatto morde quando lo accarezzo.

Se possibile, attendiamo il superamento dei due mesi di vita e anche qualcosa in più: soltanto in quel momento i piccoli sono educati e indipendenti, pronti ad affrontare la vita. Potremo quindi sperare che chi li adotterà non avrà grossi problemi di socializzazione.

Mamma gatta e cuccioli vivono insieme, la separazione

mamma gatta e cuccioli convivenza naturale

In special modo nel periodo iniziale, quando priviamo il nostro amico a quattro zampe del latte materno, dobbiamo assicurargli un sostituto che sia in grado di dargli il nutrimento di cui ha bisogno. In commercio esistono degli alimenti studiati ad hoc che, oltre a garantire le opportune proprietà nutrizionali, riescono ad assicurare persino lo stesso gusto.

La pappa che scegliamo, inoltre, deve essere di ottima qualità e studiata in maniera tale da abituare, passo dopo passo, il gattino a una dieta da adulto. Tra le prime regole, oltre ad affidarsi al consiglio esperto di veterinario di fiducia, c’è la corretta lettura dell’etichetta.

Importantissimo è non dare al gattino il latte vaccino, in alternativa a quello in polvere è meglio quello di capra: il suo stomaco, infatti, non riesce ad assimilare correttamente gli enzimi che contiene quello della mucca. Tra gli effetti collaterali, anche possibili episodi di diarrea. A tal proposito potrebbe tornare utile conoscere gli alimenti tossici per i gatti.

Molti ci hanno chiesto

mamma gatta e cuccioli convivenza all'aperto

Gestire la crescita di un cucciolo di gatto non è semplice e non è il caso di affidarsi al fai da te o al sentito dire. Non solo non dobbiamo interferire se non è necessario, disturbando il naturale sviluppo dei rapporti, ma dobbiamo essere di supporto per tutti gli animali in gioco.

Quante volte deve mangiare il gattino

Il nostro amico a quattro zampe, specialmente all’inizio, dovrà fare scorta di cibo più volte al giorno: la media, solitamente, è di quattro o cinque volte nell’arco delle 24 ore. Il dosaggio consigliato è di circa 80 milligrammi di latte artificiale, meglio se in piccole dosi.

A dirci se avrà fame sarà proprio Micio, che potrebbe lamentarsi e attirare l’attenzione nel caso in cui dovesse ancora provare un certo appetito. Solitamente, resiste tutta la notte senza sentire l’esigenza di mangiare di nuovo. Tuttavia, lasciargli un’eventuale scorta notturna potrebbe rappresentare una sorta di coccola che non gli fa sentire troppo la mancanza della sua mamma.

Cosa fare con un cucciolo rimasto orfano

Un discorso a parte va fatto se siamo dinanzi a un cucciolo allontanato prematuramente dalla madre. Si deve trovare un sistema per “simulare” la naturale poppata. Il metodo più utilizzato si basa sull’utilizzo di un contagocce: quest’ultimo va riempito con il latte artificiale ed essere di supporto per una alimentazione a siringa.

Mamma gatta e cuccioli non devono avere fretta di interrompere la naturale convivenza. Tuttavia, se dovesse accadere, specialmente nel caso dei gattini diffidenti o spaventati, è opportuno trovare il modo per giocarci qualche minuto prima di procedere con il momento della pappa: è bene che imparino a fidarsi dei genitori bipedi.

Per allattare al meglio i cuccioli è bene prestare la necessaria attenzione, agguantiamo il nostro amico a quattro zampe tenendolo fermo in modo saldo. A quel punto, avendo cura di non fargli del male, somministriamo gradualmente le gocce del latte. Per evitare un approccio troppo fisico, o per favorire le fasi iniziali dell’interazione con il piccolo, una possibile alternativa può essere quella di intingere un nostro dito nel latte e vedere se il micetto lo preferisce a uno strumento artificiale.

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